
Il nuovo premier, Kyriakos Mitsotakis, facente parte del partito di centro-destra “Nuova democrazia” aveva annunciato al momento del suo insediamento “puliremo Exàrchia in un mese”. Exarchia è infatti il quartiere anarchico di Atene, che dagli anni settanta a questa parte è il centro dei movimenti anarchici e in generale della sinistra extraparlamentare. Attualmente la zona è sede di centri per migranti e anche per lavoratori precari e disoccupati; tuttavia i centri non sono gestiti dallo Stato ma sono autogestiti dagli abitanti della zona, che occupano invece in modo esclusivo altri palazzi. Dopo le derisioni ricevute dal nuovo premier per non aver rispettato ciò che aveva annunciato (sono infatti passati quasi due mesi dall’insediamento del suo governo), ha messo in atto il piano e dalla mattina di lunedì scorso la polizia ha iniziato a irrompere nel quartiere, principalmente nella zona nordoccidentale. L’operazione ha portato all’entrata delle forze dell’ordine all’interno di quattro dei 23 palazzi occupati, 12 dei quali ospitanti migranti. I quattro palazzi si trovano in via Spyru Trikupi, via Kalidhromiu e via Fotila, e due di essi erano appunto ricoveri per migranti, ovviamente non gestiti dallo Stato. Attraverso quest’operazione di polizia 143 migranti – di cui 35 sono minori – provenienti da Afghanistan, Iraq, Turchia ed Eritrea sono stati portati via dai centri solidali e trasferiti altrove. Lo sgombero degli altri due palazzi occupati (ma privi di migranti) ha portato ad alcuni arresti. Tuttavia giovedì sera alcuni individui hanno iniziato a lanciare bombe artigianali – fatte con benzina – contro un’unità stanziata in via Spyru Trikupi per fare la guarda agli edifici precedentemente sgomberati. La polizia ha risposto irrompendo nella piazza principale di Exarchia e arrestando 7 persone che sono state tuttavia rilasciate poco dopo; stanno avvenendo e sono avvenute comunque anche molte altre manifestazioni nella zona, più o meno pacifiche. In conclusione, nonostante la minante azione del nuovo governo di ispirazione liberale e conservatore, l’organizzazione ed autogestione di Exarchia è ancora in piedi: lo Stato la sgretola ma non piega la sua anima. Noi, nonostante non condividiamo alcuni dei metodi dei ribelli in quanto riteniamo inutile la violenza sui singoli, esprimiamo massima solidarietà a chi è colpito dalla crudeltà e cattiveria dello Stato e della polizia, e ricordiamo che se esistono posti così, in grado di autogestire una rete “clandestina” di rifugi e centri per migranti e poveri in generale, è perché le organizzazioni statali non sono in grado di farlo correttamente, spesso mal gestendo i luoghi utilizzati e non riuscendo a creare una buona qualità della vita al loro interno, oltre al fatto che spesso centri del genere non esistono.
(Articolo di Giulio)




