Quello del cambiamento climatico è oramai un tema onnipresente; guardando un TG, leggendo un giornale, si potrà sempre leggere un articolo riguardante la crisi ambientale che sta devastando il nostro pianeta. Prima di tutto è importante sapere che cosa ha provocato questo disastro, per poter poi capire di chi sia la colpa e per poter proporre soluzioni valide a salvare la Terra da un’eventuale catastrofe naturale. Il problema dell’inquinamento comincia durante la prima rivoluzione industriale, quando dal piccolo artigiano e alla classe contadina si passa alla grande industria e alla classe operaia. La chiave di questo enorme progresso è stata la capacità dell’uomo di sfruttare l’energia termica proveniente dal carbone (minerale altamente inquinante). Con la seguente intensificazione dell’industria, la produzione di gas nocivi è salita drasticamente, rovinando in tempo relativamente breve (solo 3 secoli) un pianeta la cui vita risale a milioni di anni fa. Un’altro serio problema riguardante l’inquinamento, stavolta di acque e non solo, è quello da plastica, in quanto è un materiale poco deperibile, che ha “decomporsi” ci mette fino a 1000 anni. Il problema della plastica, che oramai ha invaso il mondo e i mercati, è ancora più moderno, in quanto risale alla fine del secolo scorso. Il polverone dell’inquinamento è scoppiato con il famoso Sciopero per il futuro (ormai venerdì per il futuro), sollevato da Greta, una ragazzina di 16 anni. A prima vista si può lodare l’opera di Greta, e riconoscerla come l’eroina dell’ambiente. Peccato che dietro a tutto ciò c’è la famiglia, appartenente all’alta società, che quindi le può pagare viaggi, permettere di saltare scuola ogni venerdì e darle addirittura la possibilità di parlare davanti ai membri dell’ONU. Dunque una delle prime cause del successo di Greta è dovuto alla vicinanza della famiglia ai potenti che i media dicono essere invece gli avversari di Greta. Un altro motivo per cui Greta non è realmente l’eroina dell’ambiente è che segnala solo il problema, senza proporre soluzioni: in parole povere, essa affida il futuro del pianeta nel buon cuore dei grandi proprietari industriali (che ovviamente non sono interessati ad altro se non al loro profitto). Una cosa buona di questa faccenda, però, sta nel fatto che sempre più persone stanno scendendo in piazza per contrastare l’olocausto ambientale (tra cui si trovano anche i comunisti). Nell’ultima manifestazione a Roma, per esempio, erano presenti 200000 giovani e no. Ma una manifestazione pacifica non basta a far cambiare idea alla borghesia. Va quindi trovata una soluzione. Per prima cosa va analizzata la causa dell’inquinamento, ovvero le fabbriche e il mercato dominato dalla plastica. Dunque, come già detto prima, è una questione puramente di interessi personali dei pochi appartenenti alla classe dominante, che è quella borghese. La base del problema è quindi il capitalismo è il consumismo sfrenato e senza regole. La soluzione può essere neutralizzare i profitti personali delle industrie e regolare la circolazione della plastica sul mercato. In poche parole, la risposta a tutto ciò è il socialismo è il comunismo, la massa, la rivoluzione, che sono gli unici elementi in grado di far tremare per davvero la classe dominante. Solo l’unione dei giovani, direttamente interessati al problema, può salvare il pianeta, e va fatto in fretta prima che sia troppo tardi.
1-Il 12 ottobre si terrà la vostra manifestazione contro la Ue, per un ripristino della sovranità nazionale italiana. Da chi è partita questa iniziativa?
L’iniziativa è partita alcuni mesi fa, quasi casualmente, da una lettera che ci mandarono i compagni(ed amici) di P101. Accennavano all’idea di poter organizzare una manifestazione per il recupero della sovranità popolare e costituzionale dell’Italia. Dopodiché, ci siamo visti a Firenze con altre associazioni e abbiamo deliberato alcune decisioni, fra cui chi farà parte dei primi 150 firmatari e del comitato promotore. Da lì poi è nato il sito e tutta la piattaforma che c’è oggi.
2-È possibile, a vostro avviso, conciliare attraverso un’unione degli stati europei, gli interessi delle classi più deboli? Se sì, credete che l’Europa attuale si muova in questa direzione?
Ripartendo dalla frase di Lenin (“gli stati uniti d’europa o impossibili o reazionari”), ci viene spontaneo pensare che il grande rivoluzionario avesse ragione, almeno sotto un sistema capitalista. L’Europa attuale si muove assolutamente su altri binari, lo fa coscientemente , ed è stata creata per precisi motivi : la superiorità dei padroni e soprattutto dell’asse franco-tedesco.Il comitato raccoglie diverse anime, tutti accomunati dalla volontà di salvaguardare ciò per cui sono morti migliaia e migliaia di italiani, ossia la nostra Libertà. Invitiamo pertanto a leggere e a condividere l’appello contenuto al sito http://www.liberiamolitalia.org
3-Cosa differenzia la vostra voglia di sovranità dal sovranismo di destra?
La nostra voglia di sovranità è lecita. È il rispetto della costituzione del 1948, che va difesa come i partigiani difesero i valori democratici durante il ventennio di dittatura fascista. Non è possibile che poco dopo 60 anni la costituzione sia calpestata in tal modo, non fa onore all’amor di patria dei partigiani. In succo, il sovranismo di destra è difesa degli interessi della borghesia nazionale. Il nostro è difesa strenua della sovranità democratica del popolo, contro anche suddetta borghesia.
4-È più efficace un internazionalismo che guidi la classe operaia o un sovranismo che tuteli gli interessi del proletariato nazione per nazione?
L’internazionalismo è, per noi, base ideale tanto quanto il patriottismo, e strettamente correlato ad esso. Crediamo fortemente in patrie sorelle che collaborino fra di loro, pensiamo che ciò non sia solo assolutamente possibile, ma profondamete giusto. L’Umanità sta alla nazione come l’individuo sta a questa. Ciò che deve essere compreso, da subito, è che l’uscita dall’unione europea non è un passo indietro nei confronti dell’internazionalismo, bensì (incredibilmente) un passo in avanti sostanziale. L’ue è la vittoria delle classi privilegiate sulle più povere, rappresenta un colonialismo del XXI secolo. Quindi, in conclusione, la sovranità degli stati è necessaria. L’autodeterminazione dei popoli è un pilastro fondamentale dell’internazionalismo, noi rivendichiamo questo diritto per ogni popolo, ivi compreso quello italiano. Ci chiediamo cosa abbiano nella testa coloro che osannano i patrioti palestinesi o cubani e allo stesso tempo etichettano ogni patriota italiano come fascista.
5-La Giovine Italia prende ispirazione anche dalle esperienze mazziniane. Come pensate di conciliare l’interclassismo mazziniano con la lotta di classe marxista?
Mazzini e Marx avevano una prospettiva opposta, l’uno idealista, l’altro materialista, vennero cresciuti ed educati in contesti culturali ed economici diversissimi subirono influenze diverse: non potevano che nascerne ragionamenti diversi, ma che collidono coi fini, seppir presentati in modo peculiare. Lo stesso Mazzini scrisse di condividere il fine del comunismo, ma di disprezzarne i mezzi, poiché l’esclusiva esaltazione dell’interesse materiale non elimina il privilegio, ma punta a sostituirlo. Il suo interclassismo non si riferisce al contenuto delle istanze, ma dalla capacità delle persone di partecipare al movimento rivoluzionario a prescindere dalla classe sociale, poiché chiunque può arrivare a capire dove risiede il giusto. Ovviamente questa prospettiva totalmente idealista era ripudiata da Marx, che lo chiamava non a torto col nomignolo di “Teopompo”. Tuttavia, nonostante le prospettive differenti, erano entrambi avversi al liberalismo, era per l’eliminazione delle classi e del salario, considerato elemento di giogo per i lavoratori. Ci sono molti punti in comune, quello che conta è saper avere un approccio anti-dogmatico e aperto a nuovi stimoli, anche se questi appaiono come scandalosi. Come diceva Mazzini, ognuno porta una sua pietra al tempio della verità.
6-Cosa ne pensate della situazione politica dell’Italia? Che passi in avanti sono stati fatti dal punto di vista del recupero presunto della sovranità ?
Non sono stati fatti passi in avanti, questo governo può essere scambiato senza problemi per un governo di centro sinistra. Da salvini l’ala sovranista italiana si aspettava molto, più che da Di Maio che era sempre stato considerato più cauto sull’Europa. I minibot avevano riacceso le speranze di molti, ma ancora una volta la Lega si è sottomessa alla parte di governo più europeista.
7-Quanto incide il problema Legalità nella vita di tutti i giorni in Italia? Quale potrebbe essere una possibile soluzione? La sovranità si recupera anche in questo modo?
La legalità è un tema fondamentale, la sovranità può essere una soluzione ma sicuramente in questo ambito non basta. Va ricreata una cittadinanza. Bisogna ricordare chi ha perso la vita nella lotta contro le mafie, soprattutto dopo i recenti scandali che hanno fatto emergere avvenimenti gravissimi (le macchine di Falcone blindate solo alla mattina). Lo stato non deve mai abbassare la guardia.
8-Come deve essere la Sinistra del XXI secolo?
La sinistra del XXI secolo deve recuperare se stessa. La sinistra deve comprendere che le posizioni post marxiste, che ha preso dopo la caduta del muro, non solo non hanno funzionato ma ne snaturano il contenuto: democrazia, socialismo, libertà, sovranità popolare, questo è sinistra, il resto è paccottiglia piccolo-borghese. Siamo, ahimè, tornati ad una sinistra premarxista, incapace di leggere l’attualità, di comprendere che la sovranità è il fulcro dell’azione politica. Quando comprenderà ciò, la sinistra riuscirà(di conseguenza) a riavvicinarsi ai ceti deboli. Ma deve farlo velocemente, incredibilmente la destra è molto attraente fra i ceti popolari e i giovani.
9-Qual è lo scopo della manifestazione del 12 ottobre? Cosa chiedete e soprattutto come pensate di ottenerlo?
Lo scopo della manifestazione del 12 ottobre è creare una piattaforma di militanti attivi che combattano per la sovranità nazionale. Chiediamo la totale attuazione della costituzione del 1948, chiediamo che (per rispetto) elementi quali Borghi o Bagnai, e lo stesso salvini, si dimettano se non hanno realmente in programma l’uscita dall’ue e l’attuazione letterale della carta fondante del nostro Patto Sociale.
10-Come pensate di poter conciliare sovranismo ed internazionalismo?
Concludiamo con una frase di Dimitrov “Il cosmopolitismo senza patria, che nega il sentimento nazionale e l’idea di patria, non ha nulla da spartire con l’internazionalismo proletario.” La dicotomia esiste solo nella testa di chi, avvelenato dall’ideologia liberista che predica flessibilità e mobilità assolute, ha abbandonato la vita sociale e comunitaria per dedicarsi ad uno sterile “progressismo” che nei fatti sa di ritorno al Medioevo.
Nel suo capolavoro, 1984, George Orwell descrive la pratica
del “bipensiero” fondamentale in qualsiasi regime.
Il “bipensiero” consiste nella volontà e nella capacità di
sostenere un’idea e il suo opposto dimenticandosi nel medesimo istante, il
cambio di opinione e perfino l’atto stesso di dimenticare.
Questa pratica viene messa in atto da tutti i cittadini
“Ortodossi” dell’Oceania che quando quest’ultima è in guerra con l’Estasia e
alleata con l’Eurasia pensano che sia sempre stato così e nell’istante in cui
cambiano schieramento si dimenticano ovviamente il precedente avversario e il
precedente alleato.
E in Italia?
In Italia abbiamo assistito ad un governo composto da due
forze sì diverse, ma sicuramente alleate per tutta la durata del mandato, come
la lega e il movimento 5 stelle, che non hanno mai esitato a scagliarsi,unite
come una sola voce, contro il “nemico” di sempre, il PD.
I cinque stelle, spacciandosi per movimento capace di
cambiare le regole politiche del nostro paese, si sono più volte scagliati
contro, spesso anche giustamente bisogna ammetterlo, tutti coloro che
rappresentavano il vecchio sistema italiano.
Poi però di colpo qualcosa è cambiato.
Dopo aver vinto le elezioni i cinque stelle hanno avuto
bisogno di formare un governo con una forza politica “nemica” ed hanno scelto
la lega. Questo però non ha portato solo ad un contratto di governo ma ad una
vera e propria alleanza con quello che ormai non solo non era più il nemico, ma
non lo era mai stato.
Il governo alla fine è caduto e adesso, sia dal presidente
del consiglio Giuseppe Conte che da alcuni membri di spicco del partito
pentastellato, sono partiti forti attacchi alla Lega e a Salvini, accusati di
aver, per tutta la durata del governo, sabotato l’operato dei cinque stelle.
Accuse ovviamente sorte solo ora.
Addirittura siamo arrivati ad una alleanza fra il PD, “il partito di
Bibbiano”, e il M5S che si è sempre
dichiarato nemico spietato dei dem, dimenticandosi così di tutti gli insulti e
attacchi che si sono scagliati a vicenda in questi 14 mesi di governo.
Pieno stile “bipensiero”.
Anche il PD e la Lega, nemici di sempre, si sono uniti in
maniera meno apparente e sicuramente più subdola.
Vi ricordate la mozione a favore della Tav che ha portato
alla crisi di governo?
Ebbene assieme alla Lega a FdI e a Forza Italia si è
schierato proprio il PD, nonostante si fosse schierato con il M5S appena
qualche giorno prima per quanto riguarda
Ursula Von der Leyen.
Il PD e le destre inoltre si sono dimostrati grandi alleati
quando si richiedeva a tutte le forze politiche di riunirsi in difesa del
sistema liberale e anticomunista, basti pensare alla posizione dei partiti
italiani e al voto riguardo la risoluzione anticomunista, dove i democratici
non hanno esitato a schierarsi con la destra.
Insomma il “nemico” di ieri è l’alleato di domani.
L’unico modo per uscire da questo meccanismo di alleanze è riconoscere la sostanziale uguaglianza fra partiti e leader che si scontrano non per differenze ideologiche o politiche ma per resoconti personali e per giochi di potere, cercando di riporre le nostre speranze in un movimento realmente popolare che tenti di rompere le catene e i vincoli dell’attuale sistema politico italiano, abbandonando il “bipensiero” orwelliano e abbracciando una forma ormai scomparsa di coerenza ideologica.
“Uno spettro si aggira per l’Europa – lo spettro del comunismo. Tutte le potenze della vecchia Europa si uniranno in una santa caccia all’ultimo respiro per sconfiggere questo spettro”. Questa frase, la celebre introduzione del manifesto del Partito comunista, che pareva aver oramai perso significato dopo la crisi internazionale del comunismo, sta per ritornare ad essere attuale. L’Unione Europea, infatti, sta facendo passare una legge per equiparare il comunismo al nazifascismo in quanto totalitarismo. Bisogna precisare in primis che questo paragone è del tutto sbagliato, in quanto il nazifascismo si è rivelato come una spietata macchina di morte, bloccata proprio dagli stessi comunisti. La richiesta della legge è stata proposta dai parlamentari di estrema destra Ungheresi, Polacchi e Ucraini, e tra i partiti italiani si stanno rendendo complici di questo vergognoso attentato alla libertà di parola Fratelli d’Italia, la lega e il partito “democratico”. Questo è un chiaro segnale che il comunismo, a 30 anni dal crollo del baluardo del socialismo, sta cominciando a riprendere voce; ed ecco che le grandi potenze Europee (e non) stanno già cominciando a collaborare per sconfiggere lo spettro che pian piano riprende corpo (il PC di Rizzo, per esempio, alle ultime elezioni è emerso con lo 0,81% dei voti, e secondo i voti ora sta velocemente salendo). Ora che la classe dominante sta ricominciando a temere il comunismo, restare uniti e compatti tra compagni è più necessario che mai, tanto quanto lo è continuare a mostrare la falce e il martello fieramente. Il capitalismo, che si è chiaramente dimostrato fallimentare, soprattutto negli anni in cui la lotta operaia si era afflievolita, ha ricominciato a divorare il mondo causando scontento: e ora sta arrivando il momento per la classe borghese e per gli usurpatori di pagare per i loro crimini.
Mentre le truppe turche si trovavano a Maharatat, sud di
Idlib, gli jihadisti hanno attaccato improvvisamente le posizioni dell’esercito
siriano a Khan Sheikun, sempre a Sud. Per risposta le forze governative hanno
lanciato un’ offensiva a Maaret-Naaman, a 25km di distanza; nel frattempo sono
scoppiati aspri scontri a Salumya, Tell-Merek, Jadiwa e Shim El-hawa. I
terroristi, nella spernza di riprendere il controllo dei villaggi perduti,
hanno aperto il fuoco d’artiglieria sui corazzati delle forze lealiste,
infliggendogli divese perdite; di contro, in aiuto dell’esercito, é intervenuta
l’aviazione.
Mentre l’esercito governativo tentava di respingere l’attacco
islamista ad Abu Dhali, l’alleanza jihadista dell’HTS ha lanciato un attacco
suicida. In piena risposta le forze forze del regime siriano hanno attaccato le
roccaforti islamiste a sud della provincia, distruggendo completamente la loro
linea difensiva.
Ad Abu Dhali i terroristi hanno perso 2 veicoli corazzati, ma
le perdite più pesanti sono state subite ad Al-Taman, dove sono morti circa 20
militanti; inoltre l’aviazione siriana ha colpito i terroristi a Jarnaz, Kafar
Sayn, Al-Taman e Maaret Al-Numan. Tuttavia, delle milizie filo turche hanno
attaccato le forze siriane a Khan Sheikun e ad Al Salmiya.
Infine, secondo l’analista Stefano Orsi, le unità speciali siriane Tigre sono entrate a Kuwain al Kabyr e non si sono fermate, proseguendo fino a conquistare i centri agricoli di Al Tamnah e avanzando in profondità prim di prendere il conrtrollo del villaggio di Ard az Zurzur.
Tutti noi siamo consapevoli del fatto che la
nazione caraibica, oltre al piacevole e tropicale clima ed alle splendide
spiagge, è ormai nota per la sua fiera opposizione all’imperialismo americano,
il quale ha criminalmente attaccato la piccola ed indifesa isola, strozzandone
in modo irreparabile l’economia, sin dal trionfo della Rivoluzione. Mio scopo
in tale articolo è quello di fornire dati, statistiche ed osservazioni, tenendo
sempre in considerazione il criminale blocco economico che danneggia irreparabilmente
la piccola nazione da circa 57 anni, per poter comprendere qualcosa (il mio
scopo non è infatti quello di essere esauriente) della situazione presente nel
paese caraibico, evidenziandone i grandi successi raggiunti negli ultimi 60
anni. Andiamo ad analizzare brevemente i
danni che il blocco ha cagionato a Cuba:
Innanzitutto bisogna precisare che in questo
momento il blocco economico si limita agli alimenti ed alle medicine, solo che,
nel 1962, con l’amministrazione Kennedy, esso venne ampliato a tutte le
forniture di cui Cuba necessitava. Nonostante ciò, l’isola caraibica riuscì a
subire in misura minore gli effetti dell’embargo mediante l’integrazione nel
Blocco Socialista e l’ingresso nel COMECON. Dopo l’attuazione della perestrojka gorbacioviana e dell’ inizio
di una vera e propria collaborazione tra gli Usa e l’Urss, la situazione del
paese iniziò a peggiorare. Cuba, infatti, era praticamente dipendente dall’
Unione Sovietica, nazione che forniva al paese il petrolio, gran parte degli
alimenti ed il personale tecnico. Inoltre, va ricordato che Cuba intraprendeva
l’85% dei suoi commerci con l’Urss. Dopo la caduta di quest’ultima e
l’estinzione del blocco socialista, gli effetti furono tragici. Prima di
concentrarci sul periodo di grande crisi avutosi soprattutto negli anni ‘90(ma
che vi è, anche se in misura minore, anche adesso) andiamo a vedere la panoramica
generale degli effetti dell’embargo:
Secondo i dati forniti nel 2013 dal Prof.Lambrani,
docente alla Sorbona di Parigi ed uno degli autori del libro “The Economic War
Against Cuba”, questo embargo è costato all’isola 751 miliardi di dollari,
andando a colpire tutte le categorie della popolazione cubana, specialmente gli
anziani, i bambini e le donne. Il blocco economico, spesso chiamato “El Bloqueo”,
causa degli effetti devastanti soprattutto sulla salute e sull’alimentazione,
anche se in generale coinvolge tanti altri settori dell’economia cubana.
Vediamo quali sono gli effetti dell’embargo sulla sanità del Paese:
“ * I bambini cubani affetti da cancro
della retina non possono ricevere un trattamento efficace perché i microscopi
chirurgici e le altre attrezzature necessarie per questo trattamento sono
venduti esclusivamente dalla società americana Iris Medical Instruments.
* L’Istituto Nazionale di Oncologia e
Radiobiologia dell’Avana non può utilizzare placche di isotopi radioattivi per
il trattamento del carcinoma della retina in quanto venduti esclusivamente da
società statunitensi, richiedendo quindi ai medici di rimuovere del tutto gli occhi
colpiti dal carcinoma anziché curarli e preservarli.
* A quasi 1600 cubani all’anno viene
negata un’efficace diagnosi di tumori cancerosi perché Cuba non può ottenere la
necessaria tomografia a coerenza ottica di fabbricazione tedesca – un articolo
proibito dall’embargo perché contiene alcuni componenti di fabbricazione
americana.
* Ai cubani viene negato il farmaco
temozolomide (Temodar) necessario per il trattamento efficace dei tumori del
sistema nervoso centrale.
* Ai bambini cubani viene negato il
vantaggio del dispositivo Amplatzer prodotto negli Stati Uniti che potrebbe
aiutarli a evitare la chirurgia a cuore aperto.
* Ai cubani sono stati negati 4,1
milioni di dollari per il trattamento di AIDS, tubercolosi e malaria quando
questi soldi sono stati sequestrati dagli Stati Uniti da una ONG che aveva
stanziato quei soldi per Cuba.
* Ai cubani sono stati negati i fondi
designati dal Programma delle Nazioni Unite per lo sviluppo del sistema
sanitario di Cuba, dato che quei soldi furono sequestrati dagli Stati Uniti
* Ai cubani vengono negati i farmaci critici per il trattamento del carcinoma osseo e dell’HIV AIDS. “
Secondo una relazione inerente gli effetti negativi del blocco,(http://www.cubavsbloqueo.cu/sites/default/files/InformeBloqueo2017/informe_de_cuba_sobre_bloqueo_2017_ingles.pdf) risalente al 2017, l’embargo non consente agli ospedali cubani di importare attrezzature o tecnologie all’avanguardia dagli Stati Uniti. Cuba ha quindi dovuto inviare gruppi di pazienti in ospedali stranieri, pagando 1.066.600 dollari. Impossibile importare farmaci e attrezzature mediche dagli Stati Uniti, Cuba deve trovarli in paesi terzi. Tale obbligo comporta prezzi maggiorati e spese supplementari per assicurazione, trasporto, deposito e pagamenti agli intermediari. Le spese extra per l’assistenza sanitaria, a causa del blocco, sono ammontate a $ 87 milioni durante un anno. Si può quindi evincere che Cuba, a causa del terribile blocco economico statunitense, non dispone delle necessarie attrezzature mediche per poter trattare determinate malattie. Nonostante tali macchinari si possano comprare anche in altre nazioni, ciò richiede enormi costi aggiuntivi. Spesso, proprio a causa del blocco americano, l’attuazione di tale pratica si rivela vana, in quanto il governo statunitense impone pesanti sanzioni alle aziende che intrattengono relazioni con Cuba, come ad esempio può essere dimostrato dal rifiuto da parte dell’azienda Promega di vendere medicinali all’isola caraibica a causa delle eventuali sanzioni che potevano essere applicate dal Ministero americano del Tesoro. Caso analogo è quello dell’azienda tedesca Eckert & Ziegler Radiopharma Gmbh, la quale non ha potuto fornire un dispositivo utilizzato per diagnosticare il cancro alla prostata proprio a causa del Blocco.
Inoltre, secondo un rapporto pubblicato nel 2013(https://www.scielosp.org/article/ssm/content/raw/?resource_ssm_path=/media/assets/rcsp/v39n2/spu10213.pdf), Cuba non può né importare né esportare prodotti dagli e
negli Usa e non può(questo però fino al 2016) utilizzare il dollaro
statunitense nelle transazioni , inclusi i pagamenti all’ONU ed ad altre
istituzioni internazionali. I rapporti di Cuba con le banche e le società dei
paesi terzi sono andati male molto tempo fa. Il rapporto del 2017 sottolinea
che il “blocco non è una questione bilaterale tra gli Stati Uniti e
Cuba. Il suo carattere extraterritoriale persiste ed è pienamente attuato,
con assoluta impunità e in aperta violazione del diritto internazionale “.
Financo la negoziazione con sussidiarie di imprese americane presenti in paesi
terzi è quasi impossibile. Per meglio approfondire i danni sulla sanità cubana
cagionati dal blocco economico, consiglio vivamente di consultare i seguenti
links:
Dopo aver affrontato la sanità, fornirò qualche
altro dato inerente “El Bloqueo” e successivamente analizzeremo i successi
conseguiti da Cuba.
La seguente immagine ci offre un’ottima visione dei
danni dell’embargo cagionati all’economia cubana nel periodo 2016-2017:
Dal grafico sopra riportato si possono ben constatare i grandi limiti allo
sviluppo del paese imposti dal blocco. Settori fondamentali come la sanità,
l’agricoltura, l’alimentazione, il commercio e l’istruzione sono ostacolati dal
criminale embargo.
Secondo il rapporto del 2017, il blocco economico ostacola inoltre gli scambi educativi,
priva le scuole e le università di software per computer con licenza
statunitense e causa la carenza di attrezzature di laboratorio. Gran parte
dell’attrezzatura necessaria per i programmi sportivi, culturali e artistici di
Cuba è disponibile anche in paesi terzi – a un costo elevato – e spesso non è
disponibile. Per quanto concerne l’alimentazione, Cuba ha perso quasi $ 348
milioni (periodo 2016-2017), a causa dell’embargo. I produttori di
alimenti cubani importano il 70 percento delle attrezzature e delle materie
prime di cui hanno bisogno. Dover fare affidamento su località distanti
aumenta le spese e richiede che Cuba abbia a portata di mano grandi inventari.
Per poter meglio
approfondire la storia e le conseguenze del “Bloqueo” su Cuba, invito
caldamente a consultare i seguenti articoli (oltre a quelli linkati in
precedenza):
Dopo aver terminato questo lungo, ma necessario,
approfondimento inerente i danni causati dal blocco economico, possiamo
analizzare i grandi successi conseguiti da Cuba, tenendo sempre conto
dell’embargo precedentemente menzionato.
Iniziamo parlando del cosiddetto “fiore
all’occhiello” dell’isola: la sanità.
Sin dal trionfo della Rivoluzione, uno degli scopi
del nuovo governo venne costituito dall’attuazione di massicce campagne di
vaccinazione della popolazione cubana, la quale non disponeva di un adeguato
trattamento sanitario. Nel 1962, l’80% di tutti i bambini sotto i 15 anni fu
vaccinato contro la poliomielite in 11 giorni. Nel 1970, ci volle un
giorno per lo stesso sforzo nazionale. La malaria fu sradicata nel 1967,
così come la difterite nel 1971. Senza ripercorrere ed analizzare la lunga storia
e le diverse tipologie in cui è stato organizzato il sistema sanitario
nazionale, si può tranquillamente asserire che Cuba è ormai divenuta un esempio
globale nel campo della sanità. Essa ha dimostrato che anche un paese
relativamente povero e sottoposto ad un embargo criminale da parte della prima
potenza mondiale può efficacemente sviluppare un sistema sanitario efficiente, tenendo
sempre conto del fatto che vi è un embargo economico totale sulle attrezzature
sanitarie straniere, democratico e che si prenda cura di tutti i suoi
cittadini. Il sistema sanitario cubano,
infatti, è un sistema che ha da sempre messo prima le esigenze del popolo
rispetto al profitto, a differenza di quanto spesso accade nelle cosiddette
“democrazie occidentali”. Cuba, infatti, nonostante le sue finanze limitate e
l’impossibilità di acquistare adeguate attrezzature mediche ed all’avanguardia,
si è da sempre impegnata per rendere accessibile la sanità a tutta la
popolazione. Una maggiore accessibilità ha indi portato all’adozione di un
sistema sanitario universale, in grado di fornire al popolo cubano prestazioni
eccellenti e senza precedenti. Un’ altra caratteristica della sanità di questo
paese è costituita dall’innovazione, come tra l’altro affermato da questo articolo (https://www.huffingtonpost.es/2016/04/07/innovaciones-medicina-cuba_n_9580294.html),
e dall’ingegno. La politica cubana
infatti assegna grandi quantità di finanziamento alla ricerca. La nazione
caraibica finanzia una percentuale di tutti i costi relativi alla
salute, nonché una parte dei suoi programmi di ricerca e formazione. Anche
questo nasce per necessità; a causa degli Stati Uniti e delle sue
trasgressioni indotte dall’embargo contro le povere nazioni insulari, molte
vaccinazioni dovevano essere sviluppate internamente, piuttosto che scambiate,
con altre nazioni. La sanità cubana è inoltre stata riconosciuta come un
modello da seguire da parte dell’ Organizzazione Mondiale della Sanità, il cui
direttore generale ha proferito le seguenti parole: “Posso solo ringraziare Cuba per il
modello di sistema sanitario che possiede, che lo rende tra i migliori al mondo” (Link articolo: https://instituciones.sld.cu/cpicmmtz/oms-el-sistema-de-salud-de-cuba-es-un-modelo-para-el-mundo/)
Nonostante il terribile blocco economico,
l’efficiente sanità ha innanzitutto consentito al popolo cubano di godere di
una aspettativa di vita molto alta, pari a 79,74 anni (maggiore rispetto a
quella statunitense, che si assesta a 78,64 anni). Grande impegno si è avuto
nella lotta alla mortalità infantile, la quale (dati del 2018) è pari a 4 morti
su 1.000 nascite (migliore rispetto agli Usa, che nello stesso anno
presentavano 5.9 morti ed incomparabilmente superiore alla media dell’America
Latina )
La grande lotta alla mortalità infantile è inoltre
confermata dal seguente grafico del 2017, che rappresenta la mortalità
infantile per 1.000 nascite delle nazioni dell’America Latina e di quelle
Caraibiche:
Cuba, inoltre, vanta il più basso tasso di
prevalenza dell’HIV nelle Americhe. C’è un medico per ogni 220 persone
nella nazione – ” uno
dei rapporti più alti del mondo, rispetto a uno per ogni 370 in Inghilterra “(2013).
L’assistenza sanitaria è basata sulla comunità, orientata alla prevenzione,
olistica e gratuita.
Cuba ha inoltre ricevuto i complimenti da parte
dell’ex segretario delle Nazioni Unite Kofi Annan, il quale ha affermato che “Cuba
dimostra quante nazioni possono fare con le risorse che hanno se si concentrano
sulle giuste priorità: salute, istruzione e alfabetizzazione”.
Il paese, inoltre, ha il più basso tasso di AIDS
nelle Americhe ed il tasso più alto di trattamento e di controllo dell’ipertensione
al mondo. Ciò è inoltre confermato da un vecchio, ma interessante, rapporto
dell’International Journal for Epidemiology (https://academic.oup.com/ije/article/35/4/817/686547#12036456)
Cuba, inoltre, offre una formazione medica completa
gratuita (compresi vitto e alloggio) per centinaia di studenti provenienti da
tutto il mondo, con particolare attenzione all’Africa, ai Caraibi e all’America
Latina. Con oltre 10.000 studenti attuali(2013), la
Escuela Latinoamericana de Medicina potrebbe essere
la più grande scuola di medicina del mondo. La qualità della formazione è
di classe mondiale: la scuola è completamente accreditata dal Medical Board of California,
che ha i più severi standard statunitensi. L’unico obbligo contrattuale
per gli studenti è che, dopo aver completato la loro formazione, tornino nelle
loro comunità e usino le loro abilità per servire le persone. Un’altra
dimostrazione che il socialismo implica un livello di umanità, compassione e
altruismo con cui il capitalismo semplicemente non può competere. La nazione
caraibica ha inoltre più volte dimostrato il suo genuino internazionalismo
proletario, soprattutto nel settore sanitario. Celebre è infatti la cosiddetta
“Operacìon Milagro”, con la quale Cuba ha contribuito a ridare la vista a
milioni di persone nei Caraibi ed in America Latina (http://news.bbc.co.uk/2/hi/americas/8059287.stm).
La nazione può inoltre vantare un numero
enorme di medici che lavorano in altri paesi del Sud del mondo ,
contribuendo a diffondere le competenze conquistate a Cuba nel campo del
salvataggio di vite umane. “Un terzo dei 75.000 medici di Cuba,
insieme ad altri 10.000 operatori sanitari, lavora attualmente in 77 paesi
poveri”.
Un altro grandissimo successo della Rivoluzione
cubana è costituito dall’istruzione. Sin dall’inizio, infatti, una grande
priorità del nuovo governo socialista e popolare è stata l’istruzione e la
lotta all’analfabetismo, quest’ultimo assai diffuso nella Cuba
pre-rivoluzionaria.
“Nel
1958, il 23,6% dei cubani di età pari o superiore ai 15 anni era analfabeta.
Nel 1989, soprattutto grazie alla massiccia campagna di alfabetizzazione
avutasi nel 1961, il 99,2% degli adulti di età pari o superiore a 15 anni
era alfabetizzato ( Cabello et al. , 2012). I tassi di iscrizione nel 1958 erano del
54% nella scuola primaria, del 29% nella scuola secondaria e del 4%
nell’istruzione superiore, nel 1989 erano aumentati rispettivamente al 92%,
70,3% e 25% ( Cabello et al. , 2012). Gli
anni medi di scolarizzazione furono di 3,5 anni nel 1958, nel 1989 erano
aumentati a 7,8 anni ( Cabello et al. ,2012). La
percentuale di studenti che raggiunse la quinta elementare nel 1958 era solo
del 3,5%, nel 1989 era del 99% ( Cabello et al. , 2012). La
percentuale della popolazione con studi universitari è aumentata dallo 0,8% nel
1958 al 5% nel 1989 ( Cabello et
al. , 2012)”. (Dati presi da
https://bitacoradeoctubre.wordpress.com/2019/01/06/breves-consideraciones-sobre-la-economia-cubana-1959-1989/)
Alcuni
dati e statistiche sull’istruzione:
“Nel 2015 è stata presentata l’edizione del
Rapporto di monitoraggio globale EFA, preparato dall’Organizzazione delle
Nazioni Unite per l’educazione, la scienza e la cultura (UNESCO), in cui viene
rivelato lo stato dell’istruzione nei 140 paesi, in ossequio a quanto stabilito
dal Dakar World Education Forum nel 2000. Secondo i risultati, Cuba è l’unico
paese che ha raggiunto tutti gli obiettivi.
In termini di servizi per la prima
infanzia, Cuba è il secondo paese dell’America Latina con i migliori risultati,
dietro il Cile, e il sesto paese nello spettro dei paesi selezionati dal
rapporto, dietro Cile, Francia, Germania, Malta, Belgio e la Spagna.
Il rapporto indica che Cuba è uno dei 24
paesi che hanno raggiunto un tasso lordo di iscrizione (TBE) nell’istruzione
prescolare dell’80% o superiore prima del 1999 e lo hanno mantenuto, essendo
l’unico paese latinoamericano a integrare questo elenco, nel quale si trovano
anche per esempio Germania, Spagna, Svizzera, Tailandia e Bielorussia.
Per quanto riguarda l’istruzione primaria
universale, Cuba ha già raggiunto nel 1999 una percentuale del 97% o superiore ed
è riuscita a mantenerla, insieme ad altri paesi come Belgio, Cipro, Spagna o
Francia. Nel frattempo, alcuni paesi che sono lontani dall’obiettivo e hanno
persino presentato una battuta d’arresto sono Costa d’Avorio, Gambia e
Paraguay, tra gli altri. Allo stesso modo, il tasso di ripetizione cubano
nell’istruzione primaria è aumentato dall’1,6% nel 1999 allo 0,6% nel 2012.
La qualità dell’educazione cubana:
Cuba si colloca al 28 ° posto tra i paesi
che hanno raggiunto o stanno per raggiungere l’istruzione per tutti nel loro
insieme (0,95-1,00). Le prime 5 posizioni sono occupate da Regno Unito,
Giappone, Norvegia, Svizzera e Finlandia, mentre la Spagna si trova alla
quindicesima. È anche il primo paese dell’America Latina ad essere tra quelli
con il più alto IDE, seguito dall’Uruguay nella quarantesima posizione.
Anche la spesa pubblica per l’istruzione
è motivo di preoccupazione nella maggior parte dei paesi, sebbene Cuba sia
un’eccezione, dato che ha aumentato la sua percentuale di prodotto nazionale
lordo (PNL) per il settore dal 6,9% nel 1999 al 13% nel 2012.
Per quanto riguarda il numero di studenti
cubani per insegnante nell’istruzione primaria, tale cifra è ben al di sotto
della media di 40, si avvicina a 10 studenti per insegnante e il numero di
studenti per insegnante è inferiore a 10. Questa cifra è sorprendente se
consideriamo che ci sono paesi come il Togo o la Guinea-Bissau che raggiungono
120 e 130 studenti per insegnante.” (Dati presi da https://criticamarxista1.blogspot.com/2019/06/progresos-socio-economicos-de-cuba.html)
Cuba è inoltre un paese che è riuscito a sradicare completamente il razzismo,
terribile fenomeno assai diffuso nella Cuba pre-rivoluzionaria, dove gli
afro-cubani soffrivano di una vera e propria apartheid. A loro erano destinati
i lavori peggiori, gli alloggi peggiori e l’istruzione peggiore. Essi
usufruivano di un accesso differenziato ai parchi, ai ristoranti ed alle
spiagge. La Rivoluzione diede il via a massicce campagne di lotta al razzismo.
Nel Marzo del 1959, solo due mesi dopo dall’instaurazione del governo
rivoluzionario, Fidel Castro si espresse più volto contro il razzismo,
manifestando una ferma volontà a sradicare tale diffuso fenomeno.
L’impegno nella lotta al razzismo ha portato i suoi frutti, ovvero
enormi vantaggi nell’integrazione e nel perseguimento dell’uguaglianza
razziale. Isaac Saney scrive: “Si può sostenere che Cuba ha fatto più di
qualsiasi altro paese per smantellare il razzismo istituzionalizzato e generare
armonia razziale”.
Un recente rapporto del Center for Democracy in the Americas con
sede negli Stati Uniti (per nulla una fonte non critica) ha osservato :
“Con diverse misure, Cuba ha raggiunto un elevato standard di uguaglianza di
genere, nonostante la reputazione del paese per il machismo, un latino Variante
americana del sessismo. Save the Children classifica Cuba al primo posto
tra i paesi in via di sviluppo per il benessere di madri e bambini, sottolinea
il rapporto. Il World Economic Forum colloca Cuba al 20 ° posto su 153
paesi in termini di salute, alfabetizzazione, status economico e partecipazione
politica delle donne – davanti a tutti i paesi dell’America Latina ad eccezione
di Trinidad e Tobago(2013).”( https://www.invent-the-future.org/2013/07/20-reasons-to-support-cuba/)
Altro grande successo raggiunto dalla Rivoluzione è stato quello
di rendere Cuba l’unica nazione che presenta un autentico sviluppo
ecosostenibile, secondo un rapporto del WWF.
Il paese è inoltre riuscito a raggiungere un Indice di Sviluppo Umano (ISU) pari allo
0,777. Come ben sappiamo Cuba è sottoposta ad un crudele blocco economico che a
partire dal 1962 ha strozzato irreparabilmente l’economia della nazione.
“Come sarebbe oggi l’HDI di Cuba senza questo blocco soffocante?
Facendo un confronto con l’HDI della Spagna, puoi vedere che ha
raggiunto 0,891 senza alcun blocco economico. Cuba è riuscita a raggiungere lo
0,777 dopo decenni di duri blocchi.”
Insomma compagni, Cuba ci dimostra sempre di più che, mediante
il socialismo, anche un paese povero e sottoposto ad un durissimo blocco
economico da parte della Prima Potenza mondiale può raggiungere grandissimi
risultati.
Consiglio caldamente di consultare i
seguenti link, in particolare i primi due:
Negli scorsi giorni Israele ha compiuto numerosi attacchi tramite droni colpendo il Libano, la Siria, l’Iraq e ovviamente Gaza. Nel silenzio dei media occidentali lo stato israeliano sta portando avanti il genocidio del popolo palestinese, reo di non voler abbandonare il proprio territorio e la propria patria, affiancato da numerosi attacchi a tutti gli stati del medio oriente che in qualche modo sono alleati dei palestinesi o che comunque hanno provato ad opporsi all’imperialismo sionista filo-americano. Gli obbiettivi di Israele sono molteplici; in primo luogo vuole impedire all’Iran di avvicinarsi alla frontiera, mentre sul piano internazionale, cerca in ogni modo di evitare la via diplomatica fra USA e Iran e di mettere in guardia ogni possibile sostenitore del popolo palestinese. Non dimentichiamoci inoltre che si avvicinano le elezioni e in Israele un attacco verso i palestinesi è sempre un buon modo per ottenere voti. Insomma il premier Netanyahu, adottando il metodo Erdogan che aumentò i suoi consensi proprio grazie ad un’offensiva sulla minoranza curda, spera di rimanere al potere almeno per altri 4 anni. Potrebbe essere una mera mossa politica per far crescere i voti del suo partito ma i rischi che scoppi una nuova guerra in medio oriente sono concreti, e siamo sicuri che lo stato di Israele voglia evitarlo? Innanzitutto la guerra è un business che andrebbe a giovare sicuramente sulle casse israeliane e poi Israele, in caso di guerra, avrebbe un pretesto per concludere ciò che ha iniziato: lo sterminio ingiustificato di un popolo con il fine dell’estinzione di quest’ultimo. Pieno stile nazista. Infatti pochi sanno che il movimento sionista è nato molto prima della fine della seconda guerra mondiale. Già negli anni venti è nato il primo movimento terroristico sionista, Palmach, che faceva parte dell’esercito clandestino Haganah, il quale lottava per la creazione dello stato di Israele. Tempo una decina d’anni e, dopo varie scissioni, erano presenti tre gruppi sionisti terroristici: il già citato Palmach,l’Irgun e lo Stern. La palestina era sovraffollata e bisognava fare posto ai nuovi immigrati ebrei provenienti dall’Europa quindi si susseguirono attacchi verso i palestinesi che venivano sterminati senza rimorso dai terroristi israeliani. Nel frattempo appena l’ONU aveva dichiarato, nel 1948, la nascita dei due stati, scoppiò la prima guerra arabo-palestinese che vedeva molti stati arabi, come la Siria, l’Egitto, il Libano, la Transgiordania, l’Iraq e L’Arabia Saudita, dare supporto al popolo palestinese. La guerra però si concluse con una sconfitta degli eserciti arabi e un conseguente armistizio che sanciva la nascita di un solo stato: quello di Israele. Si sono susseguiti numerosi scontri nel corso del secolo scorso fra Israele e gli altri stati del medio-oriente dove lo stato sionista è riuscita a dimostrare, grazie anche al supporto occidentale, tutta la sua superiorità militare; Degne di nota sono la guerra contro l’Egitto del 1956 e quella contro il Libano del 1978. Tutt’ora Israele alterna attacchi al popolo Palestinese ad attacchi verso le altre potenze nemiche, e non contenta sembra voler scatenare una vera e propria guerra contro gli stati limitrofi e nel contempo togliere gradualmente spazio vitale ai palestinesi fino a rinchiuderli in una prigione a cielo aperto.
La popolarità di Matteo Salvini La Lega è al momento il partito più amato dagli Italiani, con un 31-33% registra un notevole calo dovuto alla crisi di governo e alle dimissioni del presidente Conte rispetto al 38% raggiunto dal partito di Matteo Salvini lo scorso mese. Il partito prese alle scorse elezioni il 17% dei voti totali e principalmente grazie al leader Matteo Salvini dopo 14 mesi di governo arrivò al 38% nonostante il pessimo lavoro svolto. In un paese normale ovviamente sarebbe stato gravemente condannato dall’opinione pubblica, com’è possibile che abbia conseguito tali risultati? Sostanzialmente è perché il Ministro dell’Interno, in quest’anno e poco più di governo ha mostrato una grande vicinanza ai suoi elettori, presidiando comizi quasi giornalmente e facendo quindi solo 1,73% di presenze in Parlamento (57 su 3286) quando invece la media dei Senatori è dell’85,2%. Anche in Viminale (sempre a causa dei suoi comizi) il nostro caro Matteo è stato veramente poco: ha fatto in media 5 presenze al mese. Ovviamente gli scarsi risultati non si possono ignorare, infatti è stato promotore di sole 2 leggi come primo firmatario, ha fatto solamente una comunicazione in Parlamento ed è intervenuto in tre sole commissioni. Nonostante l’evidenza è riuscito in qualche modo a convincere gli Italiani a votare Lega, arrivando quasi al 40% nei sondaggi di fine Luglio. In primo luogo ciò è stato reso possibile dall’argomento principale della sua campagna elettorale: l’immigrazione. Per Salvini è stato estremamente semplice sfruttare lo stereotipo del diverso, criminalizzarlo e renderlo un capro espiatorio dei problemi degli Italiani. Ha figurato un’immagine di una presunta invasione di massa nella mente degli Italiani quando nel 2017 e 2018 le persone in arrivo erano platealmente calate, passando dal mezzo milione di sbarchi tra il 2014 e il 2017 (in progressiva diminuzione a partire dal 2016), ai soli 23mila del 2018 grazie agli accordi con la Libia presi dal Ministro dell’interno Minniti, che operò principalmente durante il governo Renzi. Oltre che a propinare fake news in quantità ai suoi elettori ha saputo usare egregiamente i Social, affidandone la gestione al signor Luca Morisi, il quale è un esperto di comunicazione e ha saputo alternare post di vita privata del Sig. Matteo (utili a creare vicinanza all’elettorato) a post di reati commessi da Immigrati, omettendo ovviamente un quasiasi tipo di post su reati commessi da Italiani. Per fare un esempio, sulla sua pagina Twitter ci sono ben due post di immigrati dediti a compiere atti osceni in luogo pubblico, ma nemmeno uno sui 2/3 casi di Italiani colti in flagrante dalle autorità a commettere questo tipo di reato. Ovviamente nessuno qui ha intenzione di giustificare il reato compiuto dai 2 immigrati, devono essere puniti sia chiaro. Semplicemente dovete essere onesti intellettualmente e ammettere che l’ormai ex ministro ha strumentalizzato ogni notizia postata sui suoi vari account social accrescendo la sua popolarità a dismisura. È abilmente riuscito a spostare l’attenzione degli Italiani dai reali e concreti problemi del nostro paese a una fittizia e immaginaria invasione, è riuscito a non far parlare assolutamente del taglio di oltre 150 milioni di euro alla scuola e all’istruzione, a non far parlare del grave calo della produzione industriale Italiana (-1%), è riuscito a evitare che si parlasse della stagnazione del Pil e inoltre lui stesso ha dovuto ammettere che Quota 100 è stato un disastro. A un certo punto però, l’enorme buco di bilancio causato da questo governo si è palesato con un inevitabile aumento dell’Iva previsto per i mesi di settembre e ottobre, e dato che gli Italiani sarebbero caduti giù dalle nuvole e si sarebbero accorti della vera natura di Salvini, ossia un totale inetto, ha presentato la mozione di sfiducia a Conte per far cadere il governo sperando di non prendersi la colpa delle sue inefficenze. Tuttavia, i piani del “Capitano” non sono andati secondo le sue previsioni, la Lega è infatti rapidamente passata da un 38% a un 31% nei sondaggi in meno di una settimana e ora si prospetta un governo PD-M5S, che rischia di far rimanere all’opposizione Salvini per ben 5 anni, passati i quali difficilmente avrebbe anche solo il 20% dei voti, conoscendo il popolo Italiano. Chiaramente quello che succederà è difficile dirlo, in ogni caso questo governo ha segnato profondamente in negativo la storia della democrazia Italiana e ci auguriamo che il popolo non creda mai più nelle vuote ma appetibili proposte e promesse del populismo.
Le politiche anarco capitaliste prevedono l’abolizione dello stato, della moneta, del concetto di società e l’introduzione del libero mercato senza vincoli. Ma tutto questo, a cosa può portare? Inevitabilmente porterà al completo controllo delle vite degli operai da parte dei capitalisti. Ma in che modo? Ogni capitalista sarà libero di fare ciò che vuole, purché produca. Quindi, di conseguenza, imporrà agli operai orari di lavoro insostenibili per un salario bassissimo. Inoltre, avranno controllo anche sulla scuola, che quindi diventerebbe un privilegio per pochi, per non attuare una presa di coscienza da parte del proletariato. Inoltre, l’inizio ed il termine di un contratto non sarà scelto dall’operaio stesso, ma dal capitalista, che tenterà di sfruttarlo fino alla fine. Il plusvalore esisterà lo stesso, anche senza la moneta, poiché attraverso il baratto, si aumenterà a piacere il valore di scambio della merce prodotta. L’anarco capitalismo viene descritto come via per la vera libertà. Ma la libertà, effettivamente, di chi è? Per i motivi elencati sopra, la libertà sarà solamente del capitalista, ma non degli operai, che diverranno schiavi dei mercati, merce. La vera via per l’emancipazione dei lavoratori e per la libertà universale è il completo raggiungimento del comunismo come descritto da Marx. Inoltre, spostandoci sulla questione riscaldamento globale, queste politiche (o il capitalismo in generale) potranno fare qualcosa? Assolutamente no. La parola d’ordine del capitalismo è consumo. Si produce più di quello che si consuma, si compra più di quello che si consuma. Inoltre, alcune cose non sono necessarie. Ad esempio: una bottiglia di plastica per 0,5l d’acqua è inutile, quando potremmo benissimamente usare dei distributori di acqua e delle bottiglie di vetro. Per questo, con la via economica prettamente marxista, si potranno ridurre i consumi e le produzioni. Lavorare tutti, per lavorare meno e per produrre il necessario.
Recentemente, gran parte della foresta amazzonica, il polmone verde del pianeta, ha preso fuoco, proprio come la Siberia poche settimane prima, che i due eventi siano collegati? Che l’Amazzonia così proprio come la foresta siberiana sia stata volontariamente incendiata? Non è dato saperlo, ma il capitalismo mette i lunghi tentacoli ovunque, per lucrare laddove può, e non per altro ci sta portando all’estinzione, seppur lenta. In questo caso, le compagnie private brasiliane non hanno tardato a programmare la costruzione di impianti nei quali poter sfruttare le popolazioni indigene che hanno perso la casa per colpa dei roghi. Che sia anche Bolsonaro coinvolto in ciò? Sarebbe probabile, visto che la mobilitazione dell’esercito viene continuamente rimandata. In tutto ciò, coloro che dovrebbero più di tutti impegnarsi a combattere tali problemi, si sono limitati a pubblicare una storia Instagram con l’hashtag PrayForAmazonia, la maggior parte solo per ottenere più popolarità nel sovracitato social. Inoltre, l’ambientalismo senza anticapitalismo è inutile, in quanto le cause del riscaldamento globale si devono alla sregolata industria pesante, spesso privato, e che in questo caso non vede l’ora di mettere le proprie mani su un disastro che dovrebbe riguardarci tutti.